Coro A.N.A. TALMASSONS     


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Poesia: VIGILIA ALPINA

 

Tre ombre lunghe.

Richiami di campane fuori, 

nella serena notte di NATALE.

Era di maggio

cominciò il più vecchio.

La neve copriva l’Adamello,

e, più giù, il Grappa.

Alla prima fucilata ,

si piegò sulle ginocchia,

a capo chino,

Cantore Antonio,

generale alpino.

E fu gran lutto,

ve lo dico io,

tra tutti noi,

dall’Adamello all’ Altipiano.

qui si fermò,

gettando un rosso legno

sopra il fuoco.

Era di maggio, in Grecia,

il padre continuò,

a Tepeléni, sul Topojànit;

e la Vojussa,

con le sue acque rosse,

si portava adosso

l’ultimo saluto dei compagni.

Si raschiò la gola,

tossì di brutto, e tacque.

 

Era di maggio

Il figlio aggiunse,

il sei di maggio;

la terra ci ballava

 sotto i piedi:

macerie dappertutto

da spaccare il cuore

anche a un cane:

il terremoto! E quei

bambini rimasti così,

ad occhi aperti!

 

E noi, darsi da fare

come matti con le pale,

picconi, e financo

con le mani;

e poi, correre

tra i cespugli a rigettare!

Guardava con tristezza

le scintille

sopra il fuoco,

che prendevano

la via del cammino,

a cento, a mille…

 

Era la notte di Natale:

fuori, le campane

suonavan a distesa

per chiamar la gente

in chiesa.

I tre spensero

la vampa

senza più parlare.

A passo lento,

quasi doloroso,

ciascuno se ne andò

a riposare.

Ed era la sera di Natale!

                                                                                            Arturo Turco

                                                                                            15 maggio 1987

 

 

 


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Aggiornato il: 23-05-08.